Tessuti iconici

Introduzione

Il successo della moda italiana, dalla metà del secolo scorso in poi, nonostante la nazione non fosse il baricentro commerciale e culturale d’Europa, è dovuto anche, se non soprattutto, alla grande risposta che l’industria tessile e dell’accessorio italiana ha saputo dare alle molteplici esigenze e richieste.

Un’attività fatta di passione e di professionalità ma anche di disponibilità e di fiducia del futuro.

Una miriade di imprese soprattutto medie o piccole, basate sulla creatività italiana che, pur attraversando momenti favorevoli e contrari, hanno comunque consolidato un polo unico al mondo, riferimento dello stile mondiale.

I protagonisti di questo settore non sono diventati personaggi pubblici, ma a nessuno può sfuggire l’importanza del tessuto nel progetto di un capo d’abbigliamento.

Nonostante l’avvento del ciclone Asia nel mondo tessile, l’industria italiana del tessuto e della moda, promette ancora per molto tempo di essere una realtà di business e di immagine importante per il paese.

Anni 50

Il tessile italiano, ripresosi dalla guerra, alimenta l’haute couture, la vendita al dettaglio legata all’ingrosso ed i consumi crescenti legati ai grandi magazzini.

Le aziende si riorganizzano e si aprono grandi spazi commerciali.

I tessuti serici ed artificiali stampati sono i più richiesti dal mercato, per gli inverni ancora freddi la lana è la fibra ideale.

Alla ribalta i grandi classici serici tinti in filo, come duchesse, ratzmir, faille, organze satinate, protagonisti del new look

Anni 60

La conferma della stampa, il debutto del prêt-à-porter.

Walter Albini e la tecnica di corrosione reinventata e sviluppata sui nuovi tessuti.

Ricami di rafia sui tessuti rustici capresi.

Stampe chiné per la couture, lo jacquard si adegua ad un gusto più giovane.

La scoperta di Londra come polo creativo connesso al mondo tessile: il mondo hippy condiziona la modellatura e lo spirito dei tessuti.

Lo stile italiano supportato dall’industria nazionale, prima in Europa per l’offerta e la creatività, diventa sempre più importante.

Anni 70

Con il successo progressivo ma continuo del prêt-à-porter emergono i nuovi stilisti che saranno i futuri protagonisti.

L’industria tessile trova nuovi sbocchi stimolanti. Nasce la figura del converter: racchiude capacità creative, dedizione, passione.

Entrano nelle scelte anche tessuti con aspetto e mano più tecnici, prima confinati ad un prodotto sportivo.

I tessuti decorati (sia in stampa che a telaio) diventano anche elastici.

Il pantalone entra con forza nel guardaroba femminile.

Nella stampa si sperimenta il mood psichedelico.

Anni 80

Il massimo fulgore della prima schiera di stilisti storici.

La moda si avvicina alle varie forme d’arte anche attraverso i primi eventi legati a musica e ballo e si avvicina anche al design e all’architettura.

L’offerta di tessuti si amplia in modo esponenziale grazie anche ad una forte concorrenza.

La sinergia tra industria tessile e stile ha una grande osmotica valenza.

Il Giappone ritorna protagonista con straordinari interpreti: una lezione anche per il tessuto europeo che scopre nuovi orizzonti: colori basici, severi, in contrapposizione con la moda rock e punk ipercolorata.

Per la seta, nuove tecniche come il trattamento con enzimi che cambia l’aspetto finale e la mano.

Anni 90

Emergono fenomeni nuovi. Gli stilisti di Anversa, città principe di cultura con diverse sensibilità, portano un’immagine nuova che viene subito accettata.

I tessuti vengono influenzati: ricerca di rigore con alcuni eccessi (kitsch) degli anni 80, le tecniche per la tridimensionalità del prodotto tessile vengono rinnovate eliminando difetti come peso eccessivo o finissaggi troppo industriali ricreando un’immagine più contemporanea.

L’esigenza ecologica riduce la gamma dei coloranti ma si sperimentano nuovi e vecchi modi per creare effetti mai visti.

Il tentativo di utilizzare solo prodotti naturali per i vari trattamenti di tintura, si blocca davanti ad esigenze pratiche del mercato.

Lo stile va ad identificare l’appartenenza a precisi ambiti socio-culturali.

Anni 2000

L’industria della moda si stabilizza con le proprie regole e le proprie consuetudini non tutte positive.

La ricerca di nuovi mercati coincide con le nuove richieste dei paesi emergenti o riconvertiti all’economia di mercato.

Lo stile diventa realmente universale con l’espansione di manifestazioni e l’avvento di protagonisti da ogni parte del mondo.

L’avvento della tecnica ink-jet rivoluziona il mondo della stampa.

I nuovi brands low cost ampliano l’offerta con un prodotto alla portata di tutti dove la creatività e il buon gusto non sono esclusi.

In un mercato meno tumultuoso e che comincia a registrare segni di saturazione, il tessuto rivede tutte le proprie coordinate: prezzi aderenti al mercato, razionalizzazione delle spese e dei processi produttivi, servizio e tempistica accurati verso la clientela, sforzo commerciale accentuato.

Con l’avvento, dalla fine del 2007, del profondo cambiamento strutturale che stiamo vivendo, queste esigenze si sono acuite ponendo grandi sfide per il futuro.